Luogo - Città di Firenze

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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III. 1334 PROVVISIONE ottenuta nel Consiglio della Città di Firenze il dì 12. Aprile 1334. nelle Riformagioni nel Libro di detto anno 84. a favore di Giotto Pittore, Cupientes, ut laboreria, quæ fiunt, et fieri expedit in Civitate Florentiæ pro Comuni Florentiæ, honorifice, ac decore procedant, quod esse commode perfecte nequit, nisi aliquis expertus, et famosus vir præficiatur, et proponatur in Magistrum huiusmodi laboreriorum; CUM IN UNIVERSO ORBE NON REPERIRI DICATUR QUEMQUAM, QUI SUFFICIENTIOR SIT IN HIS ET ALIIS MULTIS, MAGISTRO GIOTTO BONDONIS DE FLORENTIA PICTORE, et accipiendus sit in Patria sua, velut MAGNUS MAGISTER, et communiter reputandus in Civitate prædicta, ut materiam habeat in ea moram continue contrahendi; ex cuius mora quamplures ex sua scientia et doctrina proficiant, et decus non modicum resultabit in Civitate praemipsa etc. ideo providerunt, ordinaverunt, stantiaverunt, quod ipsi DD. Priores, et Vexillifer Iustitiæ, una cum Officio duodecim Bonorum Virorum, possint, eisque liceat pro Comuni Florentiæ, eligere et deputare dictum Magistrum GIOTTUM, in Magistrum et Gubernatorem laborerij et operis Ecclesiæ Sanctæ Reparatæ, et constructionis et perfectionis Murorum Civitatis Florentia, et fortificationum ipsius Civitatis, et aliorum operum dicti Communis.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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Oltre alle notate di sopra molte altre pitture fece Giotto dopo il 1334. nella Città di Firenze per lo pubblico, e per diverse Chiese, mentre si tirava avanti la grand’opera del Campanile. Poi tornossene a Padova, dove dipinse molte Cappelle, e tavole; ma non già il luogo dell’Arena, come scrisse il Vasari, perché questo aveva egli dipinto in gioventù, come aviamo mostrato col detto dell’Imolese antico Comentatore di Dante.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Ancora nello Spedal grande dipinse a fresco una storia della Natività di Maria Vergine, e la sua andata al Tempio. Colorì il Crocifisso a’ Frati di sant’Agostino con alcune figure di Apostoli, storie della vita di santa Caterina vergine, e martire, e la Passione del Signore. Nel Palazzo della Signoria rappresentò la guerra d’Asina lunga; operò a Massa, e in Orvieto, e nella Città di Firenze per la Chiesa di san Procolo fece una tavola, e dipinse una Cappella. Fu chiamato a Cortona, dove per lo Vescovo Ubertini operò in santa Margherita de’ Frati di san Francesco. Dell’ultime sue pitture fu una tavola per Monte Oliveto di Chiusuri; e finalmente in età decrepita si morì. Fu questo pittore di vaga, e bella invenzione nel componimento delle sue storie, e figure, e pratico nel colorire a fresco, e a tempera. Fin dalla giovinezza fu studioso delle lettere, le quali ebbe congiunte ad una grande amabilità di maniere, e di costumi. Fu d’ottimo ingegno, trattò sempre sé stesso, e praticò nobilmente, e per la sua prudenza, e sapere fu adoperato ne’ maneggi della sua patria. Ebbe questo artefice un fratello, del quale fa menzione Isidoro Ugurgieri, che fu ancor’ esso pittore, e fu Pietro di Lorenzo Lorenzetti. Costui aiutò ad Ambrogio nelle pitture dello Spedale di Siena, il che si raccoglie da un’iscrizione, che fu posta in uno de’ quadri della facciata del tenore, che segue. Hoc opus fecit Laurentius, et Ambrosius eius frater 1335. Dice anche lo stesso Autore, che da questo Pietro nascesse un figliuolo, che si chiamò Lorenzo, il quale attese alla scultura, e che di sua mano facesse in san Francesco nella Cappella de’ Martinozzi un san Bernardino di rilievo, ed un’Assunta con molte figure.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Or questo Don Silvestro, di cui ora siamo per parlare, che fu singolarissimo nel lavorar di minio, avendo avute in sorte di vivere ne’ tempi, e nello stesso Monastero di Don Iacopo, fu quegli, che con si maraviglioso artifizio, e diligenza abbellì con sue figure tutti i notati libri, che vedute, come dicemmo, da ottimi professori de’ buoni secoli, furono estremamente lodate; e sappiamo, che venendo alla nostra Città di Firenze la Santità di Papa Leone X egli volle vedere, e ben considerare ad uno per uno, confessando avergli molte volte sentiti lodare dal Magnifico Lorenzo de’ Medici suo padre; e dicono, che dopo avergli tutti ben veduti, ed ammirati, mentre stavansi aperti sopra le prospere del Coro, proroppe in queste, o simile parole: Se questi fossero secondo l’uso della Chiesa Romana, e non come sono, secondo l’ordine Monastico, e uso di Camaldoli, ne vorremmo alcuni pezzi per la Basilica di san Pietro, ove già se ne conservavano due altri, che tenevansi per di mano de’ medesimi Monaci, con dare a’ Monaci per essi un’adequata ricompensa. Giunse a tanto il concetto, che s’ebbe per ognuno della virtù di questo uomo, ma particolarmente da tutti i Monaci, che essendo venuto a morte, vollero che fosse a lui fatto lo stesso onore che fatto avevano a detto Iacopo; che fosse la mano sua destra stata operatrice di lavoro tanto insigne conservata in degna custodia ad eterna memoria.

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