Luogo - Chiostro

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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Andatosene a Gaeta nella Chiesa della Nunziata fece alcune storie del Testamento nuovo, col proprio ritratto suo, ed un gran Crocifisso. Ritornato a Roma, dopo d’essersi trattenuto alcuni giorni, se ne passò a Rimini; e a petizione del Sig. Malatesta fece nella Chiesa di S. Francesco moltissime pitture a fresco, le quali a cagione della nuova fabbrica di quella Chiesa furono di poi mandate a terra. Nel Chiostro colorì storie della B. Michelina, che riuscirono le più belle opere ch’e’ facesse mai. Fuori della porta della Chiesa di S. Cataldo, dipinse un S. Tommaso d’Aquino in atto di leggere a’ suoi Frati. Tornossene a Ravenna, dove pure fece altre opere. Poi venuto di nuovo a Firenze per la Chiesa di S. Marco dipinse il gran Crocifisso in campo d’oro sopra’l legno, e l’altro simile per la Chiesa di S. Maria Novella, per la quale fece ancora altri lavori. Venuto l’anno 1327. fece il disegno, e modello per la sepoltura di Guido Tarlati da Pietra Mala, Vescovo, e Signore d’Arezzo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Vi colorì ancora il Deposito di finto marmo per lo Cardinale Corsini, primo Arcivescovo della nostra Città, che sopra vi si vede dipinto al naturale; e quello ancora non lungi da questo per Fra Luigi Marsilj Agostiniano, famoso Teologo. E fu gloria singolare di Lorenzo di Bicci l’essere stato il primo, che in quella nobilissima Chiesa facesse vedere sue pitture. Portatosi ad Arezzo, dipinse per i Monaci Olivetani storie di san Bernardo nella maggior Cappella di lor Chiesa, e già accingevasi a dipignere il Chiostro con istorie della vita di san Bernardo, quando sopraggiunto da grave infermità gli convenne tornare a Firenze, lasciando che Marco da Montepulciano suo discepolo la dipignesse in cambio suo, siccome fece male, e goffamente. Tornato ch’egli fu alla primiera salute, dipinse in patria la storia di Maria Vergine Assunta, che pure oggi vediamo benissimo conservata nella sopradetta facciata del Convento di santa Croce, e con questa, che fu al certo la miglior opera, che partorisse il suo pennello, *benché egli fosse già decrepito, e non di 60. anni in circa, come affermò il Vasari*, diede fine alle sue opere, ed al suo vivere circa l’anno di nostra salute 1450. dopo aver insegnata l’ arte a due suoi figliuoli, cioè Bicci, e Neri, de’ quali a suo luogo ragioneremo. Devesi a questo artefice non poca lode per lo grande operare, ch’ei fece, e per essere anche stato sempre simile a sé stesso negli ottimi precetti dell’arte, per quanto però poteva estendersi il modo di fare Giottesco, il quale, siccome da principio fu preso da lui, e migliorato alquanto in disegno, arie di teste, ed in una certa maggioranza di maniera, fu anche sempre mantenuto; in questo però dell’aver sempre voluto tener forte quella maniera non fu lodevole, perché già negli ultimi tempi di lui avendo veduto la nostra Città il miglioramento, che faceva l’arte del dipignere, mediante le nobili fatiche di Masaccio, e de’ suoi imitatori, aveva fatte in ogni sua parte, averebbe potuto ancora esso migliorare la sua maniera; e pure essendo lungamente vissuto fra i maestri di quei due secoli del 1300. e 1400. volle rimanere l’ultimo, che essa maniera Giottesca praticasse, e più tosto restare fra di loro in minore stima, che abbandonarla giammai; dal che ad evidenza si riconosce quanto difficil cosa sia, anche agli uomini assennati, l’emendare in vecchiaia quegli errori, che in un ben lungo corso di vita si presero a praticare, e Quæ pueri didicere, senes perdenda fateri.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Nato 1387, ? 1455. Questo celebre artefice, come diremo nel proseguimento di questa narrazione, si trova in alcune antiche carte scritto con questo nome, cioè: Guido, vocato Giovanni. Dice il Vasari, che egli si fece valente pittore collo studiare le opere di Masaccio , il che non è se non molto verisimile; ben’è vero, che il suo dipignere a fresco lo dimostra pur troppo chiaramente allievo al principio di Gherardo dello Starnina, che fioriva ne’ tempi, che questo venerabile uomo, ancor giovanetto, e prima che Masaccio cominciasse a dipingere, anzi a vivere, si diede alla pittura: nella quale fece, quasi nella sua puerile età, e ne’ medesimi tempi dello Starnina, gran profitto; poiché, per quanto io raccolgo non tanto dagli scritti del Vasari, quanto dall’originale Cronaca del Convento de’ Padri Predicatori di San Domenico di Fiesole, dove egli di tenera età vestì abito Religioso l’anno 1407. come si dirà appresso, egli allora era già valente pittore: la maniera del qual Gherardo, megliorata però, quanto alla morbidezza e pastosità, col vedere le opere, che poco dopo faceva di Masolino da Panicale , tenne sempre. Ed io mi persuado, che le pitture, che egli fece a fresco nel Capitolo di San Marco di Firenze, il Crocifisso col San Domenico inginocchioni, in atto di abbracciar la Croce: e le figure delle testate nel Chiostro, con altre molte sparse pel medesimo Convento, e per quello di San Domenico di Fiesole, fossero le sue prime occupazioni; riconoscendosi queste alquanto più secche e lontane dalla bella e morbida maniera, che tenne poi sempre nel molto operar che fece a tempera sopra le tavole, per avere (come io credo) studiato le opere di Masolino , e poi di Masaccio . Dipinse egli per la Cappella della Santissima Nonziata di Firenze, che fece fare Cosimo de’ Medici, i portelli di un grande Armario nella facciata a man dritta entrando in essa Cappella, dove stavano anticamente le argenterie, che agli anni addietro fu levato, e posto in quel luogo un molto devoto Crocifisso di legno, fatto circa al 1500. da Antonio da San Gallo, celebre Architetto e Scultore: il qual Crocifisso era stato fino a quel tempo sopra il gran Ciboriodi legno dell’Altar maggiore di quella Chiesa, levato poi per collocarvi un altro Ciboriod’argento sodo, che vi è al presente. I detti portelli, tutti storiati di piccole figure, della Vita, Morte e Resurrezione del Salvatore, furono da’ Frati di quel Convento posti nel Chiostro piccolo, che è avanti alla Chiesa, credo io, affine di esporlo a maggior venerazione de’ popoli, e renderlo anche a’ medesimi più godibile; ma non so già con quanta speranza di maggior durata, per esser quel luogo assai sottoposto all’ingiurie del tempo. Il che avendo il Serenissimo Granduca Cosimo III. mio Signore, operò, che fossero tolti via, e collocati in più venerabile e più durevol posto, che fu per entro la Chiesa medesima, da uno de’ lati della Cappella de’ cinque Santi, dico dalla parte di verso il maggiore Altare. Avendo l’anno 1387. i Consoli dell’Arte de’ Linajuoli di Firenze comprata da Guido di Dante da Castiglione, nobil famiglia Fiorentina, alcune abitazioni, dove fecero poi Residenza di loro Uficio: e dopo avere con grandi spese condotta la fabbrica a buon uso; venuto l’anno 1433. alli 11. di Luglio, gli Operai di dett’Arte diedero a dipignere a Fra Giovanni un gran Tabernacolo di Maria Vergine, e ne i portelli alcuni Santi, i quali condusse egli egregiamente. E le parole, che si leggono nel Partito di detti Consoli, esistente in un libro di memorie di dett’Arte, in quanto appartiene al prezzo dell’opera, non lasciano di porgere alcuno argomento del concetto, in che si aveva la di lui bontà. Dicono dunque così. Allogorno a Frate Guido, vocato Frate Giovanni dell’Ordine di San Domenico di Fiesole, a dipignere un Tabernacolo di nostra Donna nella detta Arte, dipinto di dentro e fuori con colori, oro e argento variato, de’ migliori e più fini che si trovino, con ogni sua arte e industria, per tutto e per sua fatica e manifattura, per Fiorini cento novanta d’oro, o quello meno, che parrà alla sua conscienza, e con quelle figure, che sono nel disegno. Fin qui il Partito.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Poco dopo costui, fiorì ancora FRA LORENZO MORENO, Religioso dell’Ordine del Carmine, il quale nel 1544 dipinse a fresco sopra la porta della Chiesa di suo Convento, intitolata nostra Signora del Carmine, l’Annunciazione di essa Santissima Vergine, la quale poi in occasione di nuova fabbrica (tanta fu la stima, che ne fecero quei suoi Religiosi) e con non minore diligenza, fu segata in tre pezzi, giacché il trasportare la smisurata mole del grosso muro, ov’ella era dipinta, rendevasi quasi impossibile: con gran dispendio trasportata nel Chiostro, nella facciata che è rimpetto alla porta, per la quale da esso Chiostro si scende in Chiesa: e lo stesso ancora fecero di un’altra sua fattura, cioè di una Vergine in abito Carmelitano stata da Lorenzo colorita sopra la porta, che separa il Convento dalla pubblica strada, che collocaronla nel portico, che è dalla porta, per cui si entra nel primo Chiostro.

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