Luogo - Chiesa di Santa Maria Novella

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Tornandosene poi Bruno con Buffalmacco a Firenze, dipinse nella Chiesa di Santa Maria Novella ad istanza di Guido Campese, allora Contestabile de’ Fiorentini, una Storia di san Maurizio, e suoi Compagni martirizzati per la Fede di Giesù Cristo, la quale Storia fece in una facciata larga quanto è lo spazio fra le due colonne; in questa ritrasse esso Guido tutto armato, e dietro a lui molt’uomini d’arme pure armati al modo antico, mentre Guido sta genuflesso in atto d’adorazione d’una Imagine di Maria Vergine, e appresso a lui San Domenico, e Sant’Agnese. Condusse egli tutta quest’opera di sua mano, ma però con disegno, ed invenzione di Buonamico; da questa attesta il Vasari d’aver cavato molte invenzioni d’armadure, che usavano in quei tempi, e servitosene nella Sala di Palazzo Vecchio.

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1686

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Come si vede adunque, la pietà e divozione di questi pittori verso il santo Evangelista, e pittore gli fece risolvere a far questo corpo di Compagnia, volendo che le loro opere fossero accompagnate da religiosi esercizzj; ed io non son lontano dal credere che eglino per avventura facessero reflessione a ciò che non senza disegno dell’alta provvidenza d’Iddio era accaduto 70. anni innanzi, cioè a dire che quando l’anno 1279. dal Cardinal Latino fu benedetta la prima pietra, e fondata la gran chiesa di santa Maria Novella de’ Frati Predicatori fosse stata fatta restare in piedi per adattarsi a nuovo disegno una Cappella dell’antica e minor Chiesa, ed in essa Cappella già si trovasse eretto un Altare, e che questo nel giorno appunto destinato alle glorie di quel santo, a lui si dedicasse, come tutto assai chiaramente si raccoglie dalla Cronaca manuscritta del Convento di essi Padri; la qual Cappella meritamente si conobbe esser consecrata al nome di santo Luca, che fu il primo che fra Cristiani esponesse all’adorazione imagini di Giesù Cristo, e di Maria sempre Vergine da sé stesso effigiate, e già che quella medesima circa trenta anni innanzi a tale consacrazione era stata lasciata in piedi a cagione delle pitture, che v’erano de’ Greci pittori maestri di Cimabue primo restauratore della pittura maestro di Giotto, padre nell’arte di tutti quegli artefici, che l’anno poi con eccellenza professata. Or qui avverta il Lettore, che quanto s’è detto intorno alla Cappella dell’antichissima Chiesa di santa Maria Novella restata in piedi nel tempo della fondazione della nuova gran Chiesa; da Scrittor moderno, che forse non vidde la detta Cronaca, e non fece capitale di quanto in confermazione di tal verità si può indurre dagli scritti del Villani, e dell’Ammirato, oltre a quel più che deve aversi di fede ad altri autori; viene assai controverso; che però veggasi sopra di ciò un nostro Sincero Veri LA VEGLIA DIALOGO, che dato fuori da noi scritto in penna, si sentì poi essere stampato in Lucca l’anno 1684. sotto nome di Sincero Veri.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Ma tempo è ormai di venire ad altri particolari della vita di lui. Le molte e bellissime opere, che fece questo, in quei tempi singolarissimo artefice, in un corso non più che di quarant’uno anno di vita: ed il vedersi approvato alla Matricola in età di diciannove anni, fanno credere, che egli fin dalla puerizia si esercitasse nell’arte: il che fu sotto la disciplina di Masolino da Panicale, nel tempo che il medesimo con sua grandissima lode dipigneva la Volta e Cappella de’ Brancacci nel Carmine: ed in quel tempo appunto, che la Scultura, per le mani de’ tre valentissimi giovani Donatello, Filippo Brunelleschi, e Lorenzo Ghiberti Fiorentini, e con essa l’Architettura aveva cominciato a ridursi all’antica buona maniera. Procurava Tommaso, nel tempo che egli studiava l’arte sotto Masolino, d’imitar tuttavia il buon modo, che que’ maestri nell’opere loro di scultura tenevano; onde coll’ottimo gusto, che egli ebbe sempre nel disegno e nel colorire, non fu maraviglia, che egli conducesse ad egual perfezione l’arte della Pittura, che sempre fu inseparabile compagna della Scultura, e camminasse con essa di un medesimo passo. I soli disegni, che ne’ miei tempi, cioè dopo un corso di 250. anni in circa, da che mancò quest’artefice, si son veduti di sua mano in Firenze, senza la quantità, che in tanto tempo se ne può esser perduta, son tanti in numero, che ben fanno conoscere quali e quanti fossero gli studj di Tommaso nell’arte sua, alla quale s’applicò così fervorosamente, che non volle mai dar luogo ad altro pensiero, trascurando sé stesso, ed ogni cosa, stetti per dire, all’umana conversazione necessaria; tantoché quantunque e’ fosse dotato di un’ottima natura, senz’alcun vizio, e come dir si suole, la bontà stessa; contuttociò dal viver che e’ faceva tanto astratto da tutte quelle cure, che all’arte non appartenevano, rendendo ancora talvolta infruttuose le proprie fatiche, per non perdere il tempo a riscuotere le sue mercedi, fu, in luogo di Tommaso, che era il suo vero nome, chiamato Masaccio. Il suo principale intento nell’operare fu il dare alle figure sue una gran vivacità e prontezza, se fosse stato possibile, né più né meno, quanto che se vere state fossero. Procurò più di ogni altro maestro stato avanti a lui, di far gl’ignudi in iscorti molto difficili, e particolarmente il posare de’ piedi veduti in faccia, e delle braccia e gambe: e cercando tuttavia nell’operar suo delle maggiori difficultà, acquistò quella gran pratica e facilità, che si vede nelle sue pitture, particolarmente ne’ panni, con un colorito sì bello, e con sì buon rilievo, che è stata in ogni tempo opinione degli ottimi artefici, che alcune opere sue, e per colorito e per disegno, possano stare al paragone con ogni disegno e colorito moderno. Così bella e nuova maniera di dipignere fece sì, che in un subito moltissime opere gli furono date a fare in Firenze, gran parte delle quali oggi più non si vede: e fra queste ebbe a dipignere per la Chiesa di Santo Ambrogio una tavola a tempera, in cui figurò una Vergine in grembo a Sant’Anna. Volle egli divenire eccellente in tutte quelle facoltadi, che all’arte della pittura appartengono, una delle quali, e delle più necessarie, non v’ha dubbio alcuno essere la Prospettiva. In questa fece egli grandissimi studj, avendone avuto per maestro il gran Filippo Brunelleschi, Architetto della Cupola di Firenze: e fattosi molto pratico, colorì per la stessa Chiesa di Santo Ambrogio una bella tavola di Maria Vergine Annunziata, nella quale finse un casamento pieno di colonne, che fu stimata in quel tempo opera di tutta maraviglia. Per la Chiesa di Santa Maria Maggiore fece una tavola di Maria Vergine, Santa Caterina, e San Giuliano, e nella predella alcune figure piccole, che rappresentavano storie de’ medesimi Santi, e nel mezzo la Natività di Gesù Cristo. Il Cavaliere Alessandro della nobil famiglia de’ Valori, ha in casa di sua mano un piccolo quadro, dove a tempera è figurato il parto di una Santa, che in vero, per esser dopo tanto tempo così ben conservato, è cosa molto degna da vedersi. Di questo quadretto fa menzione ancora Francesco Bocchi nel suo Libro delle Bellezze di Firenze. Dipinse a fresco nella Badia un S. Ivo della Brettagna minore, Vescovo di Sciartres, con molte figure, state poi disfatte a cagione della nuova fabbrica; siccome altre ancora, che fece nella Chiesa di Santa Maria Novella. Colorì per la Chiesa del Carmine di Pisa un’altra tavola colla Vergine e Gesù, ed alcuni Angeletti, che suonano: uno de’ quali sonando un liuto, porge l’occhio con vivacità ed espressione maravigliosa, quasi gustando dell’armonia di quello strumento. Vi rappresentò i Santi Pietro, Giovambatista, Giuliano, e Niccolò, e nella predella storie della vita de’ medesimi: e nel mezzo della tavola fece vedere la storia della Visita de’ tre Magi, dove fece alcuni cavalli vivissimi, ed i Cortigiani di que’ Re vestiti d’abiti belli e di varia invenzione: sopra il finimento della medesima figurò in più quadri intorno ad un Crocifisso diversi Santi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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In su quel gusto medesimo fece anche per la Chiesa di San Pier Maggiore, una già bellissima tavola, che fu posta sopra un Altare dalla porta del fianco, fatta per Matteo Palmieri, in cui fece vedere l’Assunzione di Maria Vergine sopra de’ Cieli, ove rappresentò i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, e le Gerarchie degli Angeli: e ho già detto bellissima tavola; perché essendo ella stata alcuni anni sono assai trascuratamente lavata, poco ha ella ritenuto di quel bello, che prima aveva. In questa dipinse egli esso Matteo, quello stesso, che la fece fare, che fu gran letterato, siccome è noto: e fecevi anche la sua moglie, l’uno e l’altra inginocchioni. Per la Chiesa di Santa Maria Novella, colorì una tavola dell’Adorazione de’ Magi, dove nella persona del Re Vecchio, in atto di baciare i piedi al Signore, ritrasse al naturale Cosimo il Vecchio de’ Medici: nell’altro Re espresse l’effigie di Giuliano, Padre di Clemente VII. e nell’ultimo quella di Giovanni, figliuolo di Cosimo. Da quest’opera riportò egli tanto onore e stima, che fu da Papa Sisto IV. chiamato a Roma, e fatto capo di tutte le pitture della Cappella da esso fatta fabbricare in Palazzo, dove Sandro dipinse alcune storie di sua mano, e ne riportò gran premio; ma ne fece poco frutto, perché (come uomo, che viveva a caso, e che per non dar troppo da fare alla tasca, per ordinario, con una mano tirava a sé il danaro de’ suoi guadagni, e coll’altra profusamente il diffondeva) nulla portò alla patria di quanto in Roma egli aveva acquistato. Infinite furono le opere sue, che troppo lunga cosa sarebbe il raccontarle. Fu egli de’ primi, che trovasse il modo di lavorare gli Stendardi, come si suol dire, di commesso, perché i colori non istingano, e dall’una e dall’altra banda mostrino il colore del drappo. In tal modo dipinse il Baldacchino di Orsanmichele di variate immagini di Maria Vergine. Fu buonissimo e pratico disegnatore, e nelle sue storie assai copioso di figure. Attese all’intaglio, e con questo diede fuori molte carte di sue invenzioni, le quali in tempo son rimase oppresse a cagione del gran migliorare, che ha fatto quell’arte dopo l’operar suo. Quello, che è venuto sotto l’occhio mio, non è altro, che un intaglio in numero di docici Carte, dove in figure assai piccole son rappresentate storiette della Vita di Nostro Signor Gesù Cristo. Si dilettò costui di fare molte burle a’ suoi discepoli e garzoni, e seppe talvolta, con ingegnose strattagemme, liberarsi dall’indiscretezza di chi con lui medesimo ne avesse voluta più del dovere. Per una certa sua capricciosa inclinazione, applicò molto alla Commedia di Dante, la quale, ancorché senza lettere, pretendeva di commentare: e persevi tanto tempo, che molto gli tolse per la necessaria applicazione all’arte; onde fra questo, e l’aver sempre voluto vivere astrattamente, spendendo, come detto abbiamo, d’ora in ora, quanto e’ guadagnava; fatto vecchio di 78. anni, e infermo in modo, che appena coll’ajuto di due mazze poteasi portare per la città, si condusse in così estrema mendicità, che egli si sarebbe, senza dubbio, morto di fame, se la pietà del soprannominato Lorenzo de’ Medici, finché e’ visse, e dopo di lui diversi caritativi Gentiluomini, non l’avessero del continovo sovvenuto: e in tale stato lo trovò la morte l’anno 1515. e nella Chiesa di Ognissanti fu sepolto.

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