Luogo - Chiesa di S. Pietro

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 41

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In un manoscritto d’un autore di questo secolo trovo essersi, coll’occasione di demolirsi la Chiesa di S. Pietro in Roma, ritrovato che per mano dello stesso fra Jacopo fusse fatto il Musaico per la Sepoltura di Papa Bonifazio VIII, vivente ancora esso Pontefice che regnò fino al 1303; e si crede fusse questa l’ultima opera sua, perché o poco prima di detto anno 1303, conforme è parere d’autori diversi, egli finì di vivere.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 41

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In un manoscritto d’un autore di questo secolo trovo essersi, coll’occasione di demolirsi la Chiesa di S. Pietro in Roma, ritrovato che per mano dello stesso fra Jacopo fusse fatto il Musaico per la Sepoltura di Papa Bonifazio VIII, vivente ancora esso Pontefice che regnò fino al 1303; e si crede fusse questa l’ultima opera sua, perché o poco prima di detto anno 1303, conforme è parere d’autori diversi, egli finì di vivere.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 48

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Di questa o superstizione, o semplicità parla oltre al Torrigio, Marco Attilio Serranonel libro De septem Urbis Ecclesijs, dove cita S. Leone Papa, che di tale abuso sgrida i Cristiani del suo tempo. E quì nota Lettore, che non arreca alcuna contradizione ciò che intorno al luogo dove fu posta la Navicella, dice il Torrigio, il sapersi secondo l’addietro citata notizia esistente nell’Archivio di S. Pietro, ch’ella fusse fatta nel Paradiso della stessa Basilica, perché per la parola Paradiso si piglia ancora l’atrio, e portico della Chiesa, come nella Cronica Cassinese citata dal Magri alle parole IN PARADISO ECCLESIÆ tumulari rogavit; anzi per mio avviso fu vero che da detto Portico di S. Pietro fu dato agli altri portici, e atrj delle Chiese tal denominazione di Paradiso, vedendosi nel Baronio all’anno 483 num. 5. che appresso alla Chiesa di S. Pietro era in quel tempo un luogo ameno, che è quanto dir Paradiso, secondo i Gramatici, nel quale può essere che fusse fondato il Portico; e che questo ritenendo per sé l’antico nome di Paradiso, il comunicasse poi in tempo a tutti gli altri portici, e atrj di Chiesa.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 295

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Discepolo del Coreggio, morì 1575. Bernardino Gatti, detto il Sojaro, ornamento della città di Cremona sua patria (non ostante, che altri abbia detto, che e’ fosse da Vercelli) ebbe i suoi principj nell’arte dal sovrano pittore Antonio Allegri da Correggio: e come quelli, che fu da natura provveduto d’un ottimo giudizio, per conoscere ed eleggere sempre il migliore, e d’una mano attissima a conformarsi colle più difficili maniere de’ maestri eccellenti, tanto apprese i precetti di quel gran lume dell’arte, che finalmente riuscì uno de’ migliori artefici della terza scuola di Lombardia. Tenne una maniera di gran gusto, di forza e rilievo, e molto finita: disegnò così bene, ad imitazione del maestro, che alcuni suoi disegni si son talvolta cambiati con quelli del Coreggio. Fece opere insigni a olio e a fresco, e in gran quantità, avendo egli avuta vita lunghissima. Sue pitture sono state portate per tutta Europa, e particolarmente in Ispagna e in Francia, oltre alle innumerabili, che si vedono per la Lombardia: e volendo io ora dar notizia di alcune, incomincerò da quelle, che egli fece nella sua patria Cremona, le quali veramente meritano ogni lode. In San Pietro de’ Canonici Regolari Lateranensi, nel Refettorio, è una grande storia a fresco del miracolo di Cristo del saziarsi le turbe: e nella Chiesa de’ medesimi la tavola dell’Altare maggiore. In San Sigismondo, fuori di Cremona, nella volta, è una bella storia dell’Ascensione di Cristo. Vedesi anche nel Duomo, fra l’altre storie della Passione, fatte da diversi eccellenti maestri, una pure di sua mano, quantunque di maniera alquanto diversa dalla sua consueta. Nella Chiesa di S. Pietro dipinse la tavola dell’Altare maggiore, colla storia della Natività di Cristo, opera, che risplende fra le sue migliori. In San Domenico mandò una sua tavola di un Cristo morto, fatto di gran forza. Nella Chiesa de’ Monaci di San Girolamo, fuori di Cremona, nella tavola della prima Cappella a man destra, rappresentò la Vergine Annunciata. Nella città di Piacenza, nella Chiesa della Madonna di Campagna, rispetto alla Cappella di S. Agostino, dipinta dal Pordenone, è di sua mano un San Giorgio armato, che dagl’intendenti si stima la migliore opera, che egli facesse mai: siccome ancora sono opera del suo pennello l’altre pitture de’ fatti di Maria Vergine, state lasciate imperfette dal Pordenone, co i dodici Apostoli, i quattro Evangelisti, e diverse figure d’Angeli. È quest’opera onorata da’ professori dell’arte, con questa lode, d’essersi egli nella medesima saputo così bene conformare al modo del Pordenone, che vi lavorò alcuni Profeti e Sibille, con certi putti, che il tutto pare essere stato fatto da una sola mano. In San Francesco della stessa città ammirasi la bell’opera del Cristo flagellato alla Colonna: e in Sant’Anna due grandi storie della vita e fatti di Gesù Cristo. In Vigevano furono mandate alcune piccole tavole di sua mano, molto belle. Dopo, che il Sojaro ebbe assai operato nella patria e per le città vicine, se n’andò a Parma, dove fece lavori stupendi. In Sant’Agata è una sua tavola. Nella Madonna della Steccata finì la nicchia e l’arco, restato imperfetto per la seguìta morte di Michelagnolo Senese: e poi messo mano alla grand’opera della Tribuna maggiore, che è in mezzo a detta Chiesa, dove dipinse a fresco l’Assunzione di Maria Vergine, e fecevi altre opere di grande stima. Morì finalmente Bernardino l’anno di nostra salute 1575 lasciando imperfetta una delle più belle pitture, che uscissero dal suo pennello. Tale fu una tavola a olio nel Coro del Duomo di Cremona, alta cinquanta palmi, dove espresse l’Assunzione in Cielo di Maria Vergine, con gli Apostoli, la quale, così abbozzata com’ell’è, è cosa maravigliosissima a vedere. Ebbe questo pittore molti discepoli, uno de’ quali fu lo Sprangber Fiammingo, come abbiam detto nelle notizie di lui. Ancora fu suo discepolo un suo nipote, chiamato Gervasio Gati, che fece molte opere assai bene intese; ma non già del gusto e perfezione di quelle del zio. Ebbe genio particolare a i ritratti, de i quali fece moltissimi, e assai somiglianti: né fu quasi Principe, o altro titolato di quelle parti, che non fosse da lui dipinto. Di mano di costui è una tavola in Sant’Agata di Cremona: e sua ancora è la tavola dell’Altare maggiore de’ Gesuiti. Un suo quadro fu posto nel Coro della Chiesa di San Niccolò, altri nel Coro della Chiesa di Santa Elena, e di quella di San Lorenzo, in San Francesco, in San Girolamo fuori di Cremona e altrove. Fioriva quest’artefice dal 1570.

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