Luogo - Chiesa di S. Maria Novella

Numero occorrenze: 9

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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Erano dunque gli anni di nostra salute al numero pervenuti di mille dugento quaranta, quando nella Città di Firenze , Madre e nudrice di tutte l’Arti e Scienze più riguardevoli, nacque d’assai nobile stirpe il famoso Giovanni de’ Cimabuoi , detto poi comunemente Cimabue: questi in età cresciuto fu dal Padre applicato agli studi di Gramatica sotto la disciplina di ben’esperto Maestro (qualunque o Religioso o Secolare egli si fosse) che nel Convento di S. Maria Novella de’ Frati Predicatori l’insegnava. Ma prima di fare ad altra cosa passaggio, è da sapersi in questo luogo, come ritrovandosi in Bologna il Patriarca S. Domenico , dodici de’ suoi Frati mandò a’ Fiorentini, sotto la cura del B. Giovanni da Salerno, a’ quali essi diedero per abitazione il luogo di Ripoli , fuori di Firenze . Dopo alcun tempo portatisi dentro la Città, stettero in quello di S. Pancrazio ; fin che venuto a Firenze lo stesso S. Domenico , esso luogo in quello di S. Paolo loro mutò: quivi si trattennero facendo gran frutto, finché dal Legato di Onorio III. Sommo Pontefice, a’ 31. Ottobre 1221. della Chiesa di S. Maria Novella , e de’ beni a quella annessi, fu dato loro il possesso. Era allora essa Chiesa alquanto piccola (e se vogliamo credere alla Cronica) risguardando verso Occidente dalla parte che si dice la piazza vecchia, aveva il suo principale ingresso in quel luogo appunto, dove oggi si vede il sepolcro di bronzo, di Maestro Lionardo Dati , cioè nel mezzo della larghezza della navata maggiore, ove il prospetto e faccia di essa Chiesa sorgea, e fra questa e la porta che a’ tempi nostri in essa piazza vecchia risponde, frapponevasi un grande spazio, qualunque o Cimitero o Prato o Cortile egli si fosse, per lo quale mediante un certo vestibulo alla medesima antica Chiesa si perveniva: era angusta altresì l’abitazione, senza Chiostri, o alcun’altro di quei requisiti, che ad un comodo servigio del divin culto, e delle persone degli operarj di quella Religione abbisognavano; e in tale stato si mantenne finché poi del 1279. nel giorno dedicato all’Evangelista S. Luca, con disegno di Fra Sisto e Fra Ristoro Fiorentini Conversi di quell’Ordine, fu per mano del Cardinal Latino Domenicano, in tempo del Pontificato di Niccola III. posta la prima pietra della gran fabbrica che far si doveva per accrescimento di essa fino a quel segno ch’oggi si vede.

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Doveavansi fare alcune Pitture nell’antica Chiesa per entro la Cappella, che stata di diverse famiglie, poi fu ed è della nobil famiglia de’ Gondi detti del Palazzo, la qual Cappella, nell’accrescimento predetto, fu lasciata in piedi, e dedicatovi l’Altare a S. Luca. Quegli che dovevano operare, erano alcuni Maestri Greci, per tal’ effetto a Firenze chiamati; e già s’erano essi posti a tal lavoro, quando il nostro Giovanni , che da natura era a quell’Arte forte inclinato, divertendo da quelli studj a’ quali il Padre obbligato l’aveva, sempre con que’ Maestri trattenendosi, non poteva saziarsi di vedergli dipignere; e fra tanto non frammetteva tempo, nel quale egli alcuna cosa in disegno a loro imitazione non operasse. Di ciò avvedutosi il Padre purtroppo, e conosciuta la costanza del Figliuolo in non voler’ altro fare; fu necessitato sottrarlo allo studio delle Lettere e a quello del Disegno, sotto la scorta di que’ maestri in tutto e per tutto dedicarlo. Avanzavasi a gran passi il giovane negli studi dell’Arte, in cui fece tanto profitto, che in breve tempo quella goffa maniera Greca, in modo migliorò, che si può sicuramente e col consenso di tutti i più pratici di quell’antichità e dell’Arte della Pittura, affermare, che ella per le mani di quest’uomo già cominciasse a dare apertissimi segni di dover ben presto risorgere a nuova vita; il che poi ebbe suo effetto per gli studj del famosissimo Giotto di lui Discepolo. Molte furono l’opere di Cimabue fatte in Firenze , e fra queste la gran tavola di Maria Vergine nostra Signora, con Angeli attorno, che tuttavia oggi si vede nella Cappella de’ Rucellai nella medesima Chiesa di S. Maria Novella . Attesta il Vasari degnissimo Scrittore delle vite de’ Pittori, aver letto in alcuni ricordi di Pittori antichi, che per non essersi in que’ tempi veduta opera di maggior grandezza e bellezza, fosse con gran festa a suon di trombe, e con solennissima processione portata dalla casa alla Chiesa; anzi che nel tempo che Cimabue in un luogo allora fuor delle mura di Firenze , vicino a porta S. Pietro la dipigneva; passando per detta Città il Rè Carlo il Vecchio d’Angiò , i Fiorentini in tal luogo il condussero, e feciongli vedere tale immagine, non ancora da alcuno stata veduta. Afferma ancor’egli che tale fosse il concorso, e così grande la festa che di ciò fece il devoto popolo, che fino da quel tempo ricevette quel luogo, che oggi è compreso dentro alle mura della Città, il nome che fino al presente conserva di Borgallegri ; e ciò seguì nel tempo che il nominato Carlo d’Angiò fratello di S. Luigi, venne in Toscana per favorire il partito de’ Guelfi contro i Ghibellini, dopo d’essere stato da papa Clemente IV. incoronato Rè di Sicilia e di Gerusalemme, e dopo d’aver vinto Manfredi a Benevento .

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LXVI. 1666 FELIBIEN Franzese, ne’ suoi Trattenimenti sopra le vite e opere de’ Pittori. Voilà l’estat où estoit l’Italie aù commencement de l’année 1240 quand CIMABUE vint aù monde, le quel estant né pour restablir la Peinture, que les desordres & le guerres en avoient bannie, prit cependant naissance dans le temps des plus grands desordres dont l’Italie ait esté jamais affligée. Comme c’est le premier de tous les Peintres qui a remis au jour un Art si illustre, c’est avec raison qu’on peut le nommer le Maistre de tous ceux qui ont paru depuis ce temps-là. Il estoit d’une noble famille de Florence. Poi soggiugne: Et déroboit les heures de ses leçons pour voir travailler certains Peintres grossiers & ignorans, que ceux qui gouvernoient dans Florence avoient fait venir de Grece, & qui peignoient la Chapelle de l’illustre famille de Gondi, qui est dans l’Eglise de sancta Maria novella. Pymandre m’interrompant, Est-ce, me dit-il qu’il y avoit encore dans la Grece des successeurs de ces grand Peintres dont vous m’avez parlé? C’estoit bien en effet, luy repartis-je, les successeurs de ces fameux Peintres Grecs, mais il y avoit entre les derniers & les premiers la mesme difference, qui se trouvoit entre l’état déplorable où estoit alors ce païs-là, & l’etat florissant où il avoit esté du temps des Zeuxis & des Appelles. C’est-à-dire que ces derniers Peintres dont je parle, n’estoient que les miserables restes de ces grands hommes. Cependant comme si c’eust esté une fatalité à l’Italie de ne pouvoir posseder la Peinture, que par le moyen des Grecs, ce furent eux qui l’y apporterent pour la seconde fois, & qui dés l’an 1013. firent à Florence & en plusieurs autres lieux des Ouvrages de Mosaïque & de Peinture. Che recato in nostro Idioma vuol dire, Ecco lo stato, nel quale era l’Italia al principio dell’anno 1240. quando CIMABUE venne al Mondo; il quale essendo nato per istabilire la Pittura, la quale i disordini e le guerre ne avevano bandita, ebbe i suoi natali in questo mentre, nel tempo delle più gran turbolenze, dalle quali era stata già mai afflitta l’Italia: siccome questi è il primo fra tutti i Pittori, che à rimesso alla luce un’Arte tanto illustre; così con ragione si può chiamare il Maestro di tutti quei che sono venuti doppo questo tempo. Egli era d’una nobil famiglia di Fiorenza etc. Poi soggiugne: Egli rubava l’ore delle sue lezzioni, per veder lavorare alcuni Pittori grossolani ed ignoranti, che quei che governavano in Fiorenza, avevan fatto venire di Grecia, che dipignevano la Cappella dell’illustre famiglia de’ Gondi, che è nella chiesa di S. Maria Novella. Pimandro interrompendomi; puol’ essere, mi disse egli, che vi fussero ancora nella Grecia successori di questi gran Pittori, de’ quali m’avete parlato? Questi eran ben’ in effetto, io gli risposi, i successori di quei famosi Pittori Greci: ma vi correva, tra gli ultimi ed i primi, la medesima differenza, che si trova tra lo stato deplorabile, mel quale era allora quel Paese, e lo stato florido nel quale era stato a tempo degli Zeusi e degli Apelli. Voglio dire, che questi ultimi Pittori, de’ quali io parlo, non erano, che i miserabili avanzi di quei grand’uomini: fra tanto come se fusse stata una fatalità all’Italia di non poter posseder la Pittura, che per mezzo de’ Greci, furono essi quei che ve la portarono per la seconda volta, e che doppo l’anno 1013. fecero a Firenze, ed in molt’altri luoghi dell’opere di Musaico, e di Pittura. Fin qui il FELIBIEN. E avverta il Lettore in questo luogo, che il moderno autore, già tante volte mentovato, per avvalorar suo sentimento, lasciando di far menzione di ciò che disse il Felibien nel luogo sopra notato, lo cita per sé in un altro luogo, nel quale egli non disse mai ciò che esso Autore vuol ch’ei dica, né contradisse a sé stesso, ma asserì quel che veramente fu vero, che gl’Italiani non sono stati i primi inventori della Pittura, e che innanzi, che Cimabue e Giotto incominciassero a far riviver quest’arte, nel fioritissimo Regno della Francia ella si praticava, non punto inferiormente a quello che si faceva in Italia; perché torno a dire, che verissima cosa è che in ogni parte d’Europa avanti a Cimabue, e Giotto si dipigneva, ma alla Greca e Gotica maniera.

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Andatosene a Gaeta nella Chiesa della Nunziata fece alcune storie del Testamento nuovo, col proprio ritratto suo, ed un gran Crocifisso. Ritornato a Roma, dopo d’essersi trattenuto alcuni giorni, se ne passò a Rimini; e a petizione del Sig. Malatesta fece nella Chiesa di S. Francesco moltissime pitture a fresco, le quali a cagione della nuova fabbrica di quella Chiesa furono di poi mandate a terra. Nel Chiostro colorì storie della B. Michelina, che riuscirono le più belle opere ch’e’ facesse mai. Fuori della porta della Chiesa di S. Cataldo, dipinse un S. Tommaso d’Aquino in atto di leggere a’ suoi Frati. Tornossene a Ravenna, dove pure fece altre opere. Poi venuto di nuovo a Firenze per la Chiesa di S. Marco dipinse il gran Crocifisso in campo d’oro sopra’l legno, e l’altro simile per la Chiesa di S. Maria Novella, per la quale fece ancora altri lavori. Venuto l’anno 1327. fece il disegno, e modello per la sepoltura di Guido Tarlati da Pietra Mala, Vescovo, e Signore d’Arezzo.

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C
Cimabue. vedi Gio: de Cimabuoi.
Chiesa di S. Maria Novella 3. Descrizione del Tempio antico 4. Si pone la prima pietra della nuova fabbrica 4.
Cappella de’ Gondi detti del palazzo in S. M. Novella lasciata in piedi nella rovina della Chiesa vecchia 4.
Cardinal Latino Domenicano pone la prima pietra della nuova Chiesa di S. M. Novella 4.
Chiesa di S. Ciriaco d’Ancona 5.
Cimabue, e Giotto Fiorentini, i primi che doppo i moderni Greci dessero miglioramento al disegno e alla pittura 8.
Comento di Dante di Piero nella Libreria di S. Lorenzo del Sereniss. G.D. 10.
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da M. Gio. Boccaccio in essa Libreria 12 Chiose latina sopra il Purgatorio, e’l Paradiso di Dante in d. Libr. 12 Dell’Imolese 12. Di Francesco di Bartolo da Buti 13 Del Landino 15. Altro Comento manoscritto d’Antonio Altoviti in detta Libreria a 15.
Cennino Cennini da Colle di Valdelsa Pittore, discepolo d’Agnol Gaddi 12.
Cimabue, e Giotto come possano dirsi meglio ritrovatori che ristauratori della Pittura 28.
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Chiesa di S. Gio. era già la Cattedrale, o Chiesa maggiore, o Vescovale di Firenze 32.
Chiesa di S. Lorenzo Basilica Ambrosiana 32.
Chiesa di S. Pietro in Ciel d’oro antichissima in Firenze 34.
Campanile di S. Marco di Venezia quando cominciato a edificare 35.
Chiesa di S. Andrea di Pistoia 35.
Chiesa di S. Maria Maggiore in Firenze 35.
Campanile del Duomo di Pisa quando fondato, e da chi 35.
Chiesa di S. Salvadore del Vescovado 36.
Chiesa di S. Michele Bertelli detto degli Antinori 36.
Campanile di Badia quando edificato 36.
Chiesa di S. Croce in Firenze, e i primi Chiostri quando edificati 36.
Castelli di Scarperia in Mugello, di Castelfranco, e S. Gio: quando edificati 36.
Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze 37.
Casa delli Uberti, e altri ribelli disfatte 37.
Campo santo di Pisa quando cominciato a edificare, e da chi 42.
Cappella dove si conserva la sacra Cintola in Prato, da chi inventata, con altre fabbriche di quella Chiesa 42.
Capocchio da Siena 59.
Casella professore di musica 59.
Carlo Martello Re d’Ungheria 60.
Clemente V. condusse Giotto in Avignone 49.
Carlo di Re di Calavria fece andar Giotto a Napoli in servizio del Re Ruberto suo Padre 49.
Casa de’ Cerchi posta a piè del Ponte vecchio, e sua erudizione 50.
Calandrino, e sue notizie 64.
Il Cardinal di Gaeta Legato del Papa in Siena 68.

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L
S. Luca Vangelista nel giorno della sua festa si pone la prima pietra della Chiesa di S. Maria Novella 4.
S. Luca. Altare a lui dedicato nella Capp. de Gondi dipinta da Greci maestri di Cimabue 4.
S. Luca con alcune immagini di Cristo e di Maria da sé dipinte converte l’anime a Dio 29.
Lapo Antonio Architetto dicesi Tedesco 36.
Lastricare le strade in Firenze quando ebbe principio e da chi 36.
Loggia, e Piazza de’ Priori quando edificata 36.
Lorenzo de’ Medici nella Chiesa di S. Reparata fece scolpire in memoria di Giotto la sua effigie per mano di Benedetto da Maiano, con i versi composti del Poliziano 51. e 52.

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O
Onorio III. dà a’ Frati di S. Domenico la Chiesa di S. Maria Novella 4.
Opinioni male adattate al vero di quanto danno sieno alla letteratura 9.
Omberto Aldobrandeschi de’ Conti di S. Fiore 59.

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C Caladrino pitt. Fior. 11. 26.27. Campo Santo di Pisa 4. 31. 55. 65. 69. Campana del Popolo di Firenze da chi fatta suonare 33. Campanile di Pisa da chi finito 38. Campanile di S. Maria del Fiore da chi finito 37. Cappella di S. Iacopo in Pistoia 34. Cappella della Sacra Cintola di Prato 40. Cappella degli Strozzi in S. Maria Novella dipinta 64. 69. Cappella Maggiore di S. Maria Novella de’ Ricci dipinta 69. Cappella degli Ardinghelli in S. Trinità dipinta 94. Cappella de’ Brancacci nel Carmine 109. Cappella della nobile famiglia de’ Compagni in S. Trinita 100. Cappella della nobile famiglia de’ Martini in S. Marco 99. Cappella della nobile famiglia de’ in S. Croce 102. Cappella di S. Ranieri in Pisa nel Duomo 8. Capitolo di S. Spirito 4. Capitolo di S. Maria Novella 4. 27. Capitoli della Compagnia de’ Pittori 48. approvati dall’Ordinario 54. Cardinale di Prato 4. Cardinale Latino benedice la prima pietra nel fondamento della gran Chiesa di S. Maria Novella l’anno 1279. de’ Frati Predicatori, con lasciare in piedi l’antica Cappella della Chiesa piccola, ove avean dipinto i Pittori Greci, stati maestri di Cimabue, non ostante quanto ne dica un moderno 55. Carlo Cesare Malvasia Istorico 2. 35. Castel S. Angelo da chi riformato 107. Caterina figliuola di Giotto 33. Cav. Carlo Ridolfi scrittori delle vite de’ Pittori Veneti 77. Cav. Messer Niccolaio di Iacopo degli Alberti fondatore della Chiesa in Orbatello 7. Cecco d’Ascoli sue composizioni nella Libreria di S. Lorenzo 65. Cennino Cennini da Colle di Valdelsa pitt. sua vita 90. Cherubino Gherardacci Eremitano Istorico 13. Chiesa di S. Maria a Ripa d’Arno in Pisa 12. 26. Chiesa di S. Petronio di Bologna 13. pitture fattovi da Buffalmacco 13.

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Inoltre fu detto, ch’egli era inabile a tale ufizio, per non aver pagato le gravezze per lo tempo, che comandava la legge, ma da poco tempo, e sotto nome dello stesso Bartoluccio: e che Cione non aveva mai pagato, e però né come figliuolo dell’altro poteva essere ammesso ad esercitare i Magistrati della Città; che però avvertivano i Conservadori a volerne trovare il vero per l’onor loro e del Comune: e facevano istanza condannarsi Lorenzo come trasgressore della legge. Fu egli subito chiamato a difendere la causa sua, e giustificò concludentissimamente per pubblici strumenti del 1374. la Fiore esser stata legittima moglie di Cione: e lui esser nato nel 1378. costante il detto Matrimonio: e che di poi, morto Cione suo padre, la Fiore si rimaritò a Bartoluccio, il quale ricevuto Lorenzo assai piccolo, lo educò come proprio figliuolo, e l’instruì nell’arte sua d’Orafo, non avendo avuto altri figliuoli: e che di qui nacque, essere stato esso Bartoluccio reputato padre di Lorenzo, e per tale essere stato da tutti creduto; onde a Lorenzo era stato dato sempre il nome di Lorenzo di Bartoluccio. E in confermazione di tal verità, mostrò che dopo la morte di Cione, cioè nel 1413. egli, come suo figlio, aveva convinto e recuperato da alcuni suoi consanguinei alcuni beni, che furono di detto Cione suo padre, per lodo dato da Maso degli Albizi, cittadino allora molto accreditato: e disse d’aver pagato, sotto nome però del detto Bartoluccio, le prestanze al Comune dell’anno 1422. fino allora. Ma perché la legge ordinava, che chi non aveva pagato per 30. anni le gravezze al Comune non fosse abile a godere degli ufizj della città, perciò Lorenzo sul fondamento della medesima sua enunciativa, fu da’ Conservadori di Legge condannato in lire 500. come trasgressore: e quanto all’altro capo della legittimità, fu assoluto, e dichiarato l’accuse o intamburazione, calunniose, e lui esser figliuolo legittimo di Cione di Ser Buonaccorso da Pelago. Dopo questa sentenza ricorse Lorenzo alla Signoria, cioè al Gonfaloniere e Priori, Gonfalonieri di Compagnia, e Dodici Buonomini e rappresentò d’aver, dopo tal condennazione de’ Conservadori di Legge, ritrovato, come Cione suo Padre, fino dell’anno 1375. fu descritto alle prestanze de’ Cittadini fiorentini, e tassato in soldi cinque, al libro di esse prestanze a c. 21. che però faceva istanza esser dalla detta condennazione di lire 500. assoluto e liberato. E la Signoria, riconosciuta questa verità, l’assolvè, e dichiarò lui esser figliuolo di Cione di Ser Buonaccorso, ma inteso volgarmente per Lorenzo di Bartoluccio; che però quando egli accadesse, che sotto questo nome e’ fusse tratto a tale ufizio, s’intendesse esser’esso, e fusse accettato in qualunque Magistrato della città, non ostante tale denominazione. E ordinarono tal fatto, assoluzione, dichiarazione, o altro registrarsi al libro dell’altre leggi o provvisioni a perpetua memoria: e fu passato tal partito ne’ soliti Consigli del Popolo: e del Comune, con tutte le solennità, consuete e solite usarsi allora nell’ordinazioni del Popolo Fiorentino. Ma tempo è ormai di dar fine a questa narrazione. Diciamo dunque per ultimo, che moltissime furono l’opere, che fece Lorenzo di metallo di ogni grandezza. Si gloria la città di Siena di aver avuto di suo getto, per ornamento del Battesimo, due storie della vità di S. Gio: Batista; cioè il battezzare di Cristo, e la presa del Santo per condurlo ad Erode, le quali fece a concorrenza di Jacopo della Fonte, del Vecchietto Sanese, e di Donato. Con suo modello gettò per la Chiesa di S. Maria Novella la figura di bronzo di Lionardo di Stagio Dati, Generale de’ Predicatori, che si vede in atto di giacere sopra il sepolcro di lui. Similmente la Cassa di bronzo, con alcuni angeli dentro, nella quale riposano le ossa de’ SS. Martiri Proto, Jacinto, e Nemesio, nella Chiesa del monastero de’ Romiti degli Angeli: siccome anche la Cassa, che contiene le sacre ceneri di S. Zanobi Vescovo di Firenze, nella Chiesa di S. Maria del Fiore, ornata di bellissime storie della vita del Santo.

Con il contributo di