Luogo - Chiesa di S. Maria del Fiore

Numero occorrenze: 5

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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A’ PAESANI DEL VASARI RESTATI FORSE NELLA PITTURA PIÙ INFELICI L’AVER POTUTO ADATTARSI, E CHE LO STESSO VASARI E’ SEGUACI DI LUI DA INTERESSATI SCRITTORI DI QUELLA STESSA NAZIONE, POCHI E POETICI DETTI TOGLIENDO, E CON IPERBOLICO INGRANDIMENTO ESAGERANDO, SI TRASSE DIETRO DE’ SUCCESSIVI AUTORI, CON LA FACILE CREDENZA, UNA COMUNE OPINIONE. E astraendo adesso da’ detti del Vasari e de’ suoi seguaci, cercherò di far vedere se tale stimata dall’Autore opinione, sia nata prima o dopo agli scritti dello stesso Vasari , e quando; e se da’ soli parziali e paesani di lui, o da altri; e se le parole del divin Poeta, sieno da’ più dotti interpetrate per iperboliche esagerazioni. Che però son per notare in questo luogo le sentenze d’una minima parte degl’infiniti Autori antichi e moderni; e quel che è più, d’insignissimi professori di pittura Italiani ed Oltramontani, che pur’ ora mi sovvengono aver fin da que’ primi tempi, e fino a’ presenti giorni di ciò fedelmente scritto; affinché vegga il Mondo, contro quanti Scrittori, contro quante e quali autorità (per togliere alla Toscana la bella gloria d’aver ella, o sia per le mani di Cimabue , o sia per le mani di Giotto miglior Maestro di lui, l’uno e l’altro Fiorentini, dato alla bell’Arte del Disegno e della Pittura miglioramento, e quali ridottala a nuova vita) si sia questo per altro erudito ingegno fatto Autore. Se poi ciò veduto vorrà la letteraria Repubblica credere; e dalle autorità, che siamo per addurre, vorrà trar conseguenza, CHE NON SOLO (come egli scrisse) L’IGNARA PLEBE, MA QUALCHE BUONO AUTORE DEL PASSATO E DEL PRESENTE SECOLO, CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIASI LASCIATO PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE; resterà tuttavia a gloria della Toscana il vivo testimonio dell’opere di Cimabue e di Giotto , dalle quali, e da quelle goffissime de’ moderni Greci e loro imitatori da esso addotte, che pur’ ancora vivono; potrà chiunque abbia occhi eruditi al bisogno, restar difeso dall’erroneità di così nuova e così strana opinione. E lasciando ora da parte l’inscrizione che fu posta sopra la sepoltura di Cimabue nella Chiesa di S. Maria del Fiore fino negli antichi tempi; Credidit ut CIMABOS picturae castra tenere; Sic tenuit. Verum nunc tenet astra poli, M’incomincerò dalla sentenza I. 1310 Del divino POETA DANTE , tanto diversamente dal suo vero senso dall’Autore interpretrata; Credette CIMABUE nella pittura Tener lo campo ed ora ha GIOTTO il grido. Egli è certo secondo i precetti dell’Arte, che non poteva il divin Poeta, parlando quì per similitudine, e in materia morale de’ due celebratissimi uomini Guido Guinicelli e Guido Cavalcanti , valersi di Cimabue e di Giotto , quando egli non già seriamente e da senno, ma solo per iperbolica esagerazione gli avesse potuti, in genere di lor mestiere, chiamare uomini di non ordinario valore e fama.

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Giunto dunque che fu Gaddo a tal segno di miglioramento, fu da Andrea Tafi, meno esperto di lui, adoperato in aiuto, a finir la grand’opera di Musaico della Tribuna di S. Giovanni; con l’occasione del qual lavoro, avendo egli preso maggior pratica, e acquistata miglior maniera, gli furon poi dati a fare pur di Musaico i Profeti che si veggono intorno a quel Tempio ne’ quadri sotto le finestre; e poi gli fu ordinata l’opera di Musaico nella Chiesa di S. Maria del Fiore nel mezzo tondo sopra la porta maggiore, ove figurò la coronazione di Maria Vergine, che pur’ oggi vi si vede; opera che non pure fu d’onore a lui, ma alla Città stessa, perché ebbe lode del più bel Musaico che si fosse veduto fino a quel tempo in Italia.

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1681

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C
Cimabue. vedi Gio: de Cimabuoi.
Chiesa di S. Maria Novella 3. Descrizione del Tempio antico 4. Si pone la prima pietra della nuova fabbrica 4.
Cappella de’ Gondi detti del palazzo in S. M. Novella lasciata in piedi nella rovina della Chiesa vecchia 4.
Cardinal Latino Domenicano pone la prima pietra della nuova Chiesa di S. M. Novella 4.
Chiesa di S. Ciriaco d’Ancona 5.
Cimabue, e Giotto Fiorentini, i primi che doppo i moderni Greci dessero miglioramento al disegno e alla pittura 8.
Comento di Dante di Piero nella Libreria di S. Lorenzo del Sereniss. G.D. 10.
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da M. Gio. Boccaccio in essa Libreria 12 Chiose latina sopra il Purgatorio, e’l Paradiso di Dante in d. Libr. 12 Dell’Imolese 12. Di Francesco di Bartolo da Buti 13 Del Landino 15. Altro Comento manoscritto d’Antonio Altoviti in detta Libreria a 15.
Cennino Cennini da Colle di Valdelsa Pittore, discepolo d’Agnol Gaddi 12.
Cimabue, e Giotto come possano dirsi meglio ritrovatori che ristauratori della Pittura 28.
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Chiesa di S. Gio. era già la Cattedrale, o Chiesa maggiore, o Vescovale di Firenze 32.
Chiesa di S. Lorenzo Basilica Ambrosiana 32.
Chiesa di S. Pietro in Ciel d’oro antichissima in Firenze 34.
Campanile di S. Marco di Venezia quando cominciato a edificare 35.
Chiesa di S. Andrea di Pistoia 35.
Chiesa di S. Maria Maggiore in Firenze 35.
Campanile del Duomo di Pisa quando fondato, e da chi 35.
Chiesa di S. Salvadore del Vescovado 36.
Chiesa di S. Michele Bertelli detto degli Antinori 36.
Campanile di Badia quando edificato 36.
Chiesa di S. Croce in Firenze, e i primi Chiostri quando edificati 36.
Castelli di Scarperia in Mugello, di Castelfranco, e S. Gio: quando edificati 36.
Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze 37.
Casa delli Uberti, e altri ribelli disfatte 37.
Campo santo di Pisa quando cominciato a edificare, e da chi 42.
Cappella dove si conserva la sacra Cintola in Prato, da chi inventata, con altre fabbriche di quella Chiesa 42.
Capocchio da Siena 59.
Casella professore di musica 59.
Carlo Martello Re d’Ungheria 60.
Clemente V. condusse Giotto in Avignone 49.
Carlo di Re di Calavria fece andar Giotto a Napoli in servizio del Re Ruberto suo Padre 49.
Casa de’ Cerchi posta a piè del Ponte vecchio, e sua erudizione 50.
Calandrino, e sue notizie 64.
Il Cardinal di Gaeta Legato del Papa in Siena 68.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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M Madonna in sul canto delle due vie, cioè il Chiassuolo che vien di via de’ Martelli, e la via che da S. Giovanni porta a S. Maria Nuova, ritrovatasi ultimamente 13. Madonna sul d. canto di Fra Filippo Lippi 12. Madonna del Campo Santo di Pisa da chi dipinta 34. Madonna de’ Denti di Bologna 35. Madonna de’ Tribolati in S. Petronio di Bologna da chi dipinta 83. Marco da Montepulciano pitt. 100. Marco di Guccio scult. 80. Mariotto Orcagna pitt. Fiorentino 73. Masolino da Panicale pit. sua vita 108. Maso del Saggio 25. 27. Matteo Iacopi dipintore 43. Michel Ruoti nobile Fiorentino 99. Michelagnolo Buonarroti loda una pittura a 83. Mino da Siena pitt. 74. Miracolo della neve nel luogo ov’è S. Maria Maggiore di Roma 9. Moccio scult. e archit. Sanese 74. Modello della Chiesa di S. Maria del Fiore rappresentato da Simon Memmi 4. Monaco dell’Isole d’Oro sua vita 88. interpetra più poetici scritti de’ Poeti Provenzali 89. nato della nobilissima famiglia Cibò 90. predice cose future 90. Monastero degli Angeli di Firenze 61. Monastero di Certosa 56. quando fabbricato 69. Monte Esquilino in Roma, luogo ove fu edificato il Tempio di S. M. Maggiore 9. Monte Giovi, Monsommano, Marti da che detti così 99. Mortalità dell’anno 1348. sua descrizione 66. Mulina di S. Gregorio in Firenze da chi architettate 37. Munistero delle Donne di Porta a Faenza 12. 26. Mura della Città del Borgo a San Sepolcro rovinate l’anno 1383. 107. Musaico di S. Maria Maggiore in Roma 9. Musaici della Tribuna del Tempio di san Giovanni restaurati 41.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Inoltre fu detto, ch’egli era inabile a tale ufizio, per non aver pagato le gravezze per lo tempo, che comandava la legge, ma da poco tempo, e sotto nome dello stesso Bartoluccio: e che Cione non aveva mai pagato, e però né come figliuolo dell’altro poteva essere ammesso ad esercitare i Magistrati della Città; che però avvertivano i Conservadori a volerne trovare il vero per l’onor loro e del Comune: e facevano istanza condannarsi Lorenzo come trasgressore della legge. Fu egli subito chiamato a difendere la causa sua, e giustificò concludentissimamente per pubblici strumenti del 1374. la Fiore esser stata legittima moglie di Cione: e lui esser nato nel 1378. costante il detto Matrimonio: e che di poi, morto Cione suo padre, la Fiore si rimaritò a Bartoluccio, il quale ricevuto Lorenzo assai piccolo, lo educò come proprio figliuolo, e l’instruì nell’arte sua d’Orafo, non avendo avuto altri figliuoli: e che di qui nacque, essere stato esso Bartoluccio reputato padre di Lorenzo, e per tale essere stato da tutti creduto; onde a Lorenzo era stato dato sempre il nome di Lorenzo di Bartoluccio. E in confermazione di tal verità, mostrò che dopo la morte di Cione, cioè nel 1413. egli, come suo figlio, aveva convinto e recuperato da alcuni suoi consanguinei alcuni beni, che furono di detto Cione suo padre, per lodo dato da Maso degli Albizi, cittadino allora molto accreditato: e disse d’aver pagato, sotto nome però del detto Bartoluccio, le prestanze al Comune dell’anno 1422. fino allora. Ma perché la legge ordinava, che chi non aveva pagato per 30. anni le gravezze al Comune non fosse abile a godere degli ufizj della città, perciò Lorenzo sul fondamento della medesima sua enunciativa, fu da’ Conservadori di Legge condannato in lire 500. come trasgressore: e quanto all’altro capo della legittimità, fu assoluto, e dichiarato l’accuse o intamburazione, calunniose, e lui esser figliuolo legittimo di Cione di Ser Buonaccorso da Pelago. Dopo questa sentenza ricorse Lorenzo alla Signoria, cioè al Gonfaloniere e Priori, Gonfalonieri di Compagnia, e Dodici Buonomini e rappresentò d’aver, dopo tal condennazione de’ Conservadori di Legge, ritrovato, come Cione suo Padre, fino dell’anno 1375. fu descritto alle prestanze de’ Cittadini fiorentini, e tassato in soldi cinque, al libro di esse prestanze a c. 21. che però faceva istanza esser dalla detta condennazione di lire 500. assoluto e liberato. E la Signoria, riconosciuta questa verità, l’assolvè, e dichiarò lui esser figliuolo di Cione di Ser Buonaccorso, ma inteso volgarmente per Lorenzo di Bartoluccio; che però quando egli accadesse, che sotto questo nome e’ fusse tratto a tale ufizio, s’intendesse esser’esso, e fusse accettato in qualunque Magistrato della città, non ostante tale denominazione. E ordinarono tal fatto, assoluzione, dichiarazione, o altro registrarsi al libro dell’altre leggi o provvisioni a perpetua memoria: e fu passato tal partito ne’ soliti Consigli del Popolo: e del Comune, con tutte le solennità, consuete e solite usarsi allora nell’ordinazioni del Popolo Fiorentino. Ma tempo è ormai di dar fine a questa narrazione. Diciamo dunque per ultimo, che moltissime furono l’opere, che fece Lorenzo di metallo di ogni grandezza. Si gloria la città di Siena di aver avuto di suo getto, per ornamento del Battesimo, due storie della vità di S. Gio: Batista; cioè il battezzare di Cristo, e la presa del Santo per condurlo ad Erode, le quali fece a concorrenza di Jacopo della Fonte, del Vecchietto Sanese, e di Donato. Con suo modello gettò per la Chiesa di S. Maria Novella la figura di bronzo di Lionardo di Stagio Dati, Generale de’ Predicatori, che si vede in atto di giacere sopra il sepolcro di lui. Similmente la Cassa di bronzo, con alcuni angeli dentro, nella quale riposano le ossa de’ SS. Martiri Proto, Jacinto, e Nemesio, nella Chiesa del monastero de’ Romiti degli Angeli: siccome anche la Cassa, che contiene le sacre ceneri di S. Zanobi Vescovo di Firenze, nella Chiesa di S. Maria del Fiore, ornata di bellissime storie della vita del Santo.

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