Luogo - Certosa

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Fra le lodi, che dagl’intendenti si danno a quest’artefice una fu, che lavorò con tanta diligenza l’opere sue a fresco, che non punto ebbe bisogno di ritoccarle a secco; onde ha mostrato il corso di tre secoli essersi quelle per cagione di tal sua accuratezza così ben conservate, che fino a’ tempi nostri si son vedute molto fresche, la dove quelle degli altri anno in gran parte ceduto al tempo. Tornato poi a Firenze , dipinse per Giovanni degli Agli a Nuovoli sua villa fuor della Porta al Prato in un tabernacolo un Cristo morto con molte figure, la storia de’ Magi, ed il Giudizio universale; e per gli Monaci di Certosa fece la tavola dell’Altar maggiore; e perché fu intendentissimo di Botanica, e dell’arte Chimica, datosi per ultimo tutto all’esercizio della medicina, della quale sempre si dilettò, è fama che nella medesima Città di Firenze , medicando gl’infermi nella pestilenza del 1383. di cui fa menzione il nostro Rondinelli , e nella sua età di circa anni 74. finisse il corso sua vita.

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In Pisa nella Chiesa di san Michele pure del suo Ordine colorì più tavole, e nella Chiesa de’ Romiti di Camaldoli, che nella nostra Città di Firenze era in quella parte di la d’Arno, che dalla stessa Chiesa poi distrutta col Monastero, chiamasi Camaldoli, dipinse un Crocifisso sopra a tavola, ed un san Giovanni, l’una e l’altra delle quali opere in quel secolo riportò il sommo della lode. Finalmente fu di sua mano dipinta nella Chiesa di santa Trinita la tavola, e tutta la Cappella degli Ardinghelli, ove ritrasse al vivo le persone di Dante, e del Petrarca, e molto operò nella Certosa, ed altrove. Fece più allievi nell’arte sua, e fra questi Francesco Fiorentino, il quale dopo la morte del maestro dipinse il bel Tabernacolo, ch’è nella cantonata della piazza nuova di S. Maria Novella in quella parte che svolta in via della Scala. Contasi fra questi ancora un certo pittore Pisano, che dipinse in Patria nella Chiesa di san Francesco nella Cappella di Rutilio Maggiolini una Vergine con più Santi. Ebbe Don Lorenzo Monaco, oltre ad una buona pratica nell’inventare una franchezza, e correzione di disegno si fatta, che al certo superò ogn’altro stato fino al suo tempo; usò per ordinario di disegnare in chiaro scuro, costume assai usato in quell’età.

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