Luogo - Canonica

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Ne tempi, che Moccio Scultore, e Architetto Sanese si tratteneva nella Città di Firenze, molte cose operando si di scultura, come d’architettura, e particolarmente in servizio della Cattedrale, s’accostò a lui Niccolò di Piero d’Arezzo, il quale avendo nelle materie dell’arte fatto gran profitto, incominciò ancor esso molto ad essere molto adoperato. Le prime opere, che a questo artefice partorirono buon credito furono due statue per lo Campanile di santa Maria del Fiore, che v’ebbero luogo verso la Canonica, fra le quali son quelle, che condusse poi l’eccellentissimo scarpello di Donato. Partitosi di Firenze l’anno della pestilenza 1383. si portò ad Arezzo sua patria, dove fece per l’Opera della Fraternita di S. Maria della Misericordia la facciata tutta di pietra bigia, attesa la difficoltà di condurre in quel luogo la gran quantità de’ marmi, che sarebbe abbisognata, e nel mezzotondo della medesima scolpì una figura di Maria sempre Vergine con Gesù in braccio, e vi sono certi Angeli, che le tengono coperto il manto, ed altre figure. Dai lati intagliò per due nicchie due statue, una di san Gregorio Papa, e l’altra di S. Donato Vescovo, Protettore di quella Città; e condusse per lo Vescovado, per lo Spedale, per la Pieve, e per la Chiesa di sant’Antonio figure di terra cotta molto belle.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fece dunque Lorenzo la prima di esse porte, che fu posta rincontro alla Canonica, che costò 22. mila Fiorini, e pesò il metallo 34. mila libbre. In essa rappresentò in numero venti spazj, dieci per parte, venti storie del nuovo Testamento, dall’Annunziazione di Maria Vergine fino alla venuta dello Spirito Santo: in otto vani fece i quattro Evangelisti, e i quattro Dottori della Chiesa. Nel telajo dell’ornamento riquadrato fece una fregiatura di foglie d’ellera, ed altre tramezzate di cornici, e sopra ogni cantonata accomodò una testa di maschio o femmina, in figura di Profeti o Sibille. Finita questa opera, che gli diede gran fama, gli fu dagli uomini della medesima Arte de’ Mercatanti fatta gettare di bronzo la figura del S. Gio: Batista, per uno de’ pilastri d’Or San Michele, di che io trovo un ricordo originale di sua mano in un libro intitolato così: Giornale di Lorenzo di Cione di Ser Buonaccorso da Firenze orafo, nel quale iscriverò ogni mia faccenda di giorno in giorno, e così in su esso farò ricordo d’ogni mia cosa, cominciando a dì primo di Maggio 1403. segnato A. A dì primo di Dicembre 1414. Qui appresso farò ricordo di ciò, che io spenderò in gettare la figura di S. Gio: Batista. Tolsi a gettarla alle mie spese, se essa non venisse bene io mi dovessi perder le spese: io la gettassi, e venisse bene, mi rimasi nell’Arte di Calimala, che i Consoli e gli Operai, che in quel tempo fussono, usassono inverso di me quella discrezione, che essi usassono in d’un altro maestro, per cui essi mandavano, che la gettassono. A dì d. comincerò a far ricordo di tutte le spese si faranno nel getto. Dal che si comprende, che trattandosi di gettare una statua di straordinaria grandezza, vollero i Fiorentini accertarsi di far bene; che però fecero chiamare diversi maestri, come già avevan fatto per lo lavoro della porta. Gettolla Lorenzo con gran felicità, e già incominciò a scoprire in essa qualche segno dell’ottima maniera moderna, come quegli, che fu de’ primi, che usasse studiare dalle sculture Greche, e Romane antiche, delle quali fece procaccio a buon gusto; tanto che alla sua morte, siccome noi abbiamo veduto da una nota originale di quei tempi, ne restarono agli eredi tante, e di bronzo e di marmo, che furono allora stimate sopra 1500. fiorini d’oro. Trovansi le antiche scritture, delle quali abbiamo ora parlato, insieme con quelle che citeremo più avanti, appresso a Cristofano Berardi, Avvocato del Collegio de’ Nobili, Gentiluomo, che al valor nell’arte sua ha congiunta varia erudizione e rare altre qualità.

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