Luogo - Basilica

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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Andatosene a Roma in servizio di quel Pontefice, dipinse a fresco in S. Pietro, l’Angelo di sette braccia sopra l’organo, ed altre molte pitture fece, che oggi non più si veggono, e similmente una Vergine, che poi nel rifondarsi le nuove mura fu levata di luogo, ed altrove trasportata. Fu poi da quel Papa pubblicato l’anno Santo per lo futuro anno 1300., e siccome nota il Torrigio, essendosi accorto il Cardinale Jacopo Stefaneschi Nipote di Bonifazio, e pronepote di Niccola III, d’una certa forse semplicità, per non dire superstizione di molti pellegrini, che per i tempi visitavano quella sacra Basilica, che nell’arrivare alle porte di S. Pietro avanti che entrassero in Chiesa si voltavano verso Oriente quasi che adorassero il Sole, volle levar questa usanza, con far sì ch’e’ si facesse orazione ad una sacra Immagine, onde a Giotto fece far di Musaico da quella parte, verso la quale i Pellegrini solevano volarsi, ed inginocchiati facevano orazione, la tanto rinomata Navicella.

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Di questa o superstizione, o semplicità parla oltre al Torrigio, Marco Attilio Serranonel libro De septem Urbis Ecclesijs, dove cita S. Leone Papa, che di tale abuso sgrida i Cristiani del suo tempo. E quì nota Lettore, che non arreca alcuna contradizione ciò che intorno al luogo dove fu posta la Navicella, dice il Torrigio, il sapersi secondo l’addietro citata notizia esistente nell’Archivio di S. Pietro, ch’ella fusse fatta nel Paradiso della stessa Basilica, perché per la parola Paradiso si piglia ancora l’atrio, e portico della Chiesa, come nella Cronica Cassinese citata dal Magri alle parole IN PARADISO ECCLESIÆ tumulari rogavit; anzi per mio avviso fu vero che da detto Portico di S. Pietro fu dato agli altri portici, e atrj delle Chiese tal denominazione di Paradiso, vedendosi nel Baronio all’anno 483 num. 5. che appresso alla Chiesa di S. Pietro era in quel tempo un luogo ameno, che è quanto dir Paradiso, secondo i Gramatici, nel quale può essere che fusse fondato il Portico; e che questo ritenendo per sé l’antico nome di Paradiso, il comunicasse poi in tempo a tutti gli altri portici, e atrj di Chiesa.

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Veggonsi dall’una all’altra parte di essa fra le nubi i quattro Vangelisti; ed ella illustrata da alti splendori mostra, che nel continuo urtar dell’onde, se bene alcuna volta sembra di titubare, e vacillare, non mai però si sommerge. Figurò un Pescatore sopra uno scoglio in atto di pescare, che poi fu guasto dal tempo. Miravasi questa opera già nel Paradiso, o Atrio di quella Basilica, come abbiamo detto. Quando da Paolo V. fu trasportata nel muro sopra le scale, e ciò fu a’ 24. d’Agosto 1617. con assistenza di Marcello Provenzale da Cento, che in oltre rifece di sua mano la figura del Pescatore, con altre in aria, e restaurolla in alcuni luoghi; il nome del Maestro in essa si leggeva coll’iscrizione di quel Pontefice; ma perché esposta in tal luogo all’inclemenza dell’aria s’andava consumando, Urbano VIII. fecela trasportare dentro la Chiesa, sopra la porta maggiore, e ciò fu a’ 12. di Giugno 1639 con altra iscrizione del nome del Maestro, che la dipinse, e del Pontefice, che la trasportò.

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