Luogo - Avignone

Numero occorrenze: 5

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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Ora se da quanto s’è portato fin quì, che pure è un bene scarso saggio di ciò che del molto, ch’è stato detto e scritto in quattro interi secoli, potrebbe addursi, si può cavar conseguenza, che L’IGNARA PLEBE NON SOLO, MA QUALCHE BUONO AUTORE DEL PASSATO, E DEL PRESENTE SECOLO, CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIASI LASCIATO PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE, il lasciamo alla considerazione di chi legge; e se l’Autore soggiungerà che con le pochissime pitture da esso addotte a confermazione di sua sentenza, dico di quelle ch’egli stesso confessa che oggi più non si veggono, ma resta la fede di lor bontà appresso al Baldo, e’l Bumaldo, e con quelle che pur’ oggi si veggono tutte fatte, com’e’ dice, avanti gli anni di Cimabue, e ne’ suoi tempi, ABBIA IL TEMPO PADRE DELLA VERITÀ, ANZI DELLE BUGIE SEVERO FISCALE, LE FALLACIE FATTO PALESI; sovvengagli che nelle cose labilissime e frali, com’è la Pittura, il tempo non è Padre della verità, ma della menzogna, non iscopritore di chiarezza e di lume, ma apportatore di tenebre; il che senza ch’io adduca esempi (come ben potrei fare senza scostarmi dalla materia che si tratta) conoscerà molto bene la per altro buona erudizione dello stesso. Ma perché tali pitture non ognuno à visto, né può vedere, per chiarirsi sul fatto, dell’erroneità de’ suoi supposti, riduciamola al discorso, e diciamo così. Verissima cosa è, che per ogni pittura, che si è rimasta oggi di quelle ch’e’ dice anno scoperto questa verità col tempo, al certo al certo che quattrocento anni fa ne eran mille, che poi il tempo à distrutte; laonde, siccome stolta cosa sarebbe di chi volesse scrivere oggi, che i disegni del divino Michelagnolo Buonarroti, la vivacità del gran Raffaello, il colorito del Correggio, di Tiziano, e del Veronese, il rilievo del Bassano, la nobiltà e verità de’ mai a bastanza lodati Carracci, fussero meno stimabili di quelle del suo Gio. da Capognano, e del nostro Geppe da S. Gimignano, l’uno e l’altro Pittori ordinatissimi; così dee credere ogni persona, che Uomini così dotti e savi, anzi primi lumi della letteratura, e, o Dilettanti, o Professori, che peregrinarono per l’Italia, e pel Mondo, non avrebbero scritto cosa tanto contraria al senso, quanto fusse, che l’opere di Cimabue e di Giotto, fussero superiori a quelle d’ogn’altro Pittore di que’ Secoli, e d’alcuni altri avanti, mentre che pure tante e tant’altre pitture, erano per tutta Italia e fuori, di diversi Maestri più antichi, e di que’ medesimi tempi ancora che Cimabue e Giotto operavano; né tante nobilissime Città d’Italia, e Provincie, avrebbono a gara proccurato d’avere a sé prima Cimabue e’ suoi Discepoli, e molto più doppo di lui il celebratissimo Giotto, per ornare i lor Tempj, il lor Monasteri, i Palazzi Reali, i Fori, i Tribunali, e quanti suntuosi Edificj sapeva la magnificenza loro esporre all’ammirazione degli Uomini. Tali furono, per camminar coll’ordine della Storia, Firenze, Ascesi, Arezzo, Pisa, Roma ne’ tempi di Bonifazio VIII. Avignone, e molti luoghi della Francia in tempo di Clemente V. Padova, Verona, ed altri luoghi dello Stato Veneto, Ferrara, Ravenna, Urbino, Lucca, Napoli, Gaeta, Rimini, Milano, e tutta la Toscana, per nulla dire delle Terre, Castella, Monasteri, ed altri luoghi sparsi per quelli Stati. A tutto questo aggiungasi, che la nobiliss. e virtuosiss. Città di Bologna, dove, per quanto si à da più Autori, ma particolarmente da Cherubino Gherardacci Eremitano, Scrittor della Storia di essa Città, fu chiamato Buonamico Buffalmacco, dice egli, eccellente Pittore a dipigner le storie de’ voltoni nella Cappella de’ Bolognini nella Chiesa di S. Petronio, ebbe quelle sue pitture in sì gran conto, che soggiunge il medesimo Autore, che furono fatti ripari, e difensivi per quelle sottrarre a i pericoli, e danni delle piogge.

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E pare anche ch’e’ dovesse dire ch’e’ non fusse chiamato a Roma, ma che per ordine di quel Papa e’ fosse fatto andare a Roma, a finir quell’opere; perch’e’ non si sà che PapaClemente V, che fu creato in Perugia l’anno 1305, essendo egli in Francia, stesse mai a Roma, avendo là trasportata la Sede, & in Avignone. La verità però si crede essere, che non Clemente V, ma Niccola IV lo chiamasse a Roma, dove gli fece finire la Tribuna cominciata da detto Fra Jacopo da Turrita in S. Giovanni Laterano, che ebbe suo fine l’anno 1292, doppo appunto seguita la morte di Niccola IV, mancato nel 1291. e Papa Clemente V fu poi creato nel 1305.

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Essendo poi seguita la morte di Bonifazio VIII. e doppo quella di Benedetto IX. di lui successore, Clemente V. che fu creato doppo di lui condusse Giotto in Avignone, dove fece molte bellissime opere in tavola, e a fresco, come ancora in molti luoghi della Francia; delle quali avendo riportato rimunerazioni e guadagni eguali al merito suo, l’anno 1316. fece ritorno alla Patria carico di ricchezze e d’onore; portò seco il ritratto di quel Pontefice, del quale fece dono a Taddeo Gaddi suo discepolo. Poco dipoi fu per opera de’ SS. della Scala condotto a Padova, dove s’era poco avanti fabbricata la Chiesa del Santo, e vi dipinse una bellissima cappella. In questo tempo e’ ricevette in Casa sua il nostro Poeta Dante, come di sopra s’è accennato, quindi passò a Verona, e in quella Città ritrasse M. Cane della Scala, e per un suo Palazzo fece molte belle pitture, e una tavola per la Chiesa de’ frati di S. Francesco.

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Sopra il luogo del corpo suo, che è dalla banda sinistra entrando in Chiesa, fu posto allora una lastra di marmo a simiglianza d’un mattone. Erra qui Filippo da Bergamo nel suo supplimento alla Cronache all’anno 1342. dicendo esser seguita la morte di Giotto in Avignone, doppo aver dato principio all’opera delle storie de’ Martiri per Papa Benedetto XI. altrimenti detto XII. essendo la verità, che esso Pontefice ebbe volontà di chiamar Giotto a far quelle opere, ma non l’effettuò, non per causa della propria morte, ma di quella di Giotto, seguita in tempo di suo Pontificato l’anno già detto; e questo è noto per infinite scritture, e per attestato di molti Autori, ma eccone un’altra prova indubitata.

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C
Cimabue. vedi Gio: de Cimabuoi.
Chiesa di S. Maria Novella 3. Descrizione del Tempio antico 4. Si pone la prima pietra della nuova fabbrica 4.
Cappella de’ Gondi detti del palazzo in S. M. Novella lasciata in piedi nella rovina della Chiesa vecchia 4.
Cardinal Latino Domenicano pone la prima pietra della nuova Chiesa di S. M. Novella 4.
Chiesa di S. Ciriaco d’Ancona 5.
Cimabue, e Giotto Fiorentini, i primi che doppo i moderni Greci dessero miglioramento al disegno e alla pittura 8.
Comento di Dante di Piero nella Libreria di S. Lorenzo del Sereniss. G.D. 10.
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da M. Gio. Boccaccio in essa Libreria 12 Chiose latina sopra il Purgatorio, e’l Paradiso di Dante in d. Libr. 12 Dell’Imolese 12. Di Francesco di Bartolo da Buti 13 Del Landino 15. Altro Comento manoscritto d’Antonio Altoviti in detta Libreria a 15.
Cennino Cennini da Colle di Valdelsa Pittore, discepolo d’Agnol Gaddi 12.
Cimabue, e Giotto come possano dirsi meglio ritrovatori che ristauratori della Pittura 28.
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Chiesa di S. Gio. era già la Cattedrale, o Chiesa maggiore, o Vescovale di Firenze 32.
Chiesa di S. Lorenzo Basilica Ambrosiana 32.
Chiesa di S. Pietro in Ciel d’oro antichissima in Firenze 34.
Campanile di S. Marco di Venezia quando cominciato a edificare 35.
Chiesa di S. Andrea di Pistoia 35.
Chiesa di S. Maria Maggiore in Firenze 35.
Campanile del Duomo di Pisa quando fondato, e da chi 35.
Chiesa di S. Salvadore del Vescovado 36.
Chiesa di S. Michele Bertelli detto degli Antinori 36.
Campanile di Badia quando edificato 36.
Chiesa di S. Croce in Firenze, e i primi Chiostri quando edificati 36.
Castelli di Scarperia in Mugello, di Castelfranco, e S. Gio: quando edificati 36.
Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze 37.
Casa delli Uberti, e altri ribelli disfatte 37.
Campo santo di Pisa quando cominciato a edificare, e da chi 42.
Cappella dove si conserva la sacra Cintola in Prato, da chi inventata, con altre fabbriche di quella Chiesa 42.
Capocchio da Siena 59.
Casella professore di musica 59.
Carlo Martello Re d’Ungheria 60.
Clemente V. condusse Giotto in Avignone 49.
Carlo di Re di Calavria fece andar Giotto a Napoli in servizio del Re Ruberto suo Padre 49.
Casa de’ Cerchi posta a piè del Ponte vecchio, e sua erudizione 50.
Calandrino, e sue notizie 64.
Il Cardinal di Gaeta Legato del Papa in Siena 68.

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