Luogo - Archivio

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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Sarà bene ora per ultimo il dire alcuna cosa sopra l’etimologia del nome del nostro Giotto. È dunque da sapere, come nella Città di Firenze, e forse altrove, era molto praticato in que’ tempi il dividere, accrescere, o mozzare, o in altro modo variare, e corrompere quasi ogni nome proprio delle persone, o fusse vizio popolare, o lo facessero per vezzi, o per abbreviatura del dire, egli è certo, che infiniti nomi si trovano o corrotti, o in tutto e per tutto mutati; dico di que’ medesimi, de’ quali per mille indubitate testimonianze si fanno i nomi interi: e perché quest’uso, o abuso che e’ si fusse non ha lasciato di portare alla posterità molta confusione, il nominato Gentiluomo, dico il Capit. Cosimo della Rena, doppo aver veduto ogni Archivio pubblico, e privato, e stetti per dire quanto poteva in questa Patria vedersi, si è applicato a compilare un’operetta, con la quale sciogliendo questo fastidiosissimo enigma, arrecherà chiarezza, e facilità maggiore a chi per l’avvenire ricercherà per l’antiche memorie; e per condurci al proposito nostro, eccone un saggio. Il nome di Ciuta significava Ricevuta, Chiello era detto per Rustichello, Bindo per Aldobrandino, Bese per Borghese, Buto per Bonaiuto, Bonsi per Bonsignore, Duti per Dietaiuti, Drada per Gualdrada, Minuccio tre volte corrotto, prima Iacopo ch’era il vero nome, poi Iacomo, in poi Iacomuccio, finalmente Minuccio. Per Cuccio s’intendeva Francesco, per CoccoNiccolò, per GhigoFederigo, per GhirigoroGregorio, per ChimentiClemente, per CeceCesare, e Ciriaco, ed il nome di Angelo si diceva con duplicata corruttela Angiolotto, e poi Giotto, e questo fu il nome del nostro Artefice, che non per Giotto, né per Angiolotto, ma per Angelo fu nominato; e fu quello, che per quanto permessero que’ tempi, si potè veramente chiamare un vero Angelo della Pittura.

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E sappiamo, ch’egli operò con Bruno e Buffalmacco, che visse fino al 1340.; ed io trovo pure nel nominato Archivio in un protocollo di ser Lando d’Ubaldino da Pesciuola, che rogò dal 1318 al 1339. che Domenico di Nozzo detto Calandrino prese moglie l’anno 1320. ed eccone le parole. Domina Margarita filia quondam Baldi Iunctæ Stamaioli Populi Sancti Remisij Uxor Dominici quondam Nozij vocati Calandrini Pictoris Populi, & Burgi Sancti Laurentij de Florentia; sicché se un suo filiuolo del 1320. già si accasava, cosa assai evidente sarà, che del 1301. Calandrino fusse già accasato, e forse anche di qualche tempo; ed avendo egli poi operato con Buffalmacco, non resta dubbio, ch’e’ non giungesse alla vecchiaia.

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